Los Angeles


C’erano molte cose che mi aspettavo di trovare da questa parte del mondo, ma Los Angeles così com’è non l’avrei mai immaginata. A LA si può fare un salto da una parte all’altra del mondo in pochi passi: uscendo dalla stazione ferroviaria ed arrampicandosi per la ripida collina (LA è in pendenza) si arriva subito ai grattacieli, al Financial District, alla zona straricca e strabordante. Il palazzo della filarmonica dedicato a Disney, il museo dell’arte moderna, del tutto moderna ma suggestiva e bellissima cattedrale cattolica.

Poi basta scendere un paio di scale e ci si ritrova nel bel mezzo di un bazar messicano, lungo alcuni chilometri buoni, con i negozietti più assurdi che mi sia capitato di vedere da un po’ di tempo a questa parte: elettronica e piccoli elettrodomestici mischiati a coloratissimi vestiti, scarpe di ogni genere, giacche di pelle, cappellini, asciugamani, e terrificanti quadretti raffiguranti Gesù e Madonne circondati da lucettine multicolori che irradiano dalle loro persone. A cento metri dalla città per bene, barboni, bambini sporchi, chiromanti, e centinaia di donne che strillano "Camisaaaaas, perfumeeees, …", le case fatiscenti e i grattacieli sullo sfondo. Un capogiro.
Girando invece a destra, dalla stazione, si arriva a Chinatown. Broadway, che qualche chilometro in là ospitava la città messicana, si trasforma, dopo un paio di chilometri di depurazione nel Financial District, e si popola di negozietti con strani pittogrammi in vetrina, maestri di agopuntura, armi tradizionali, e, anche qui, qualche "plaza" con mille oggetti, dalle porcellane all’apparenza pregiate, alle valigie, maglie e magliette che più made in China non si può. Non è pittoresca come la siua gemella londinese, per esempio, ma basta guardare bene, per scoprire dettagli originalissimi.

Così, alla fine della giornata, rimangono poche fotografie (principalmente quelle della parte ricca della città, perché altrove girare con macchine fotografiche in vista non è particolarmente consigliabile), e un’esplosione di colori, in testa. Il sole tramonta, sul Los Angeles River che la ferrovia costeggia (delle dimensioni del Fersina, ma con un alveo che è il quadruplo, in vista di qualche alluvione… LA importa tutta l’acqua da centinaia di miglia più in là). Ad Anaheim, patria di Topolino, giocano gli Angels, stadio di baseball strapieno. Dal treno si vede un mare di macchine parcheggiate. E, finalmente, Santa Ana e Costa Mesa…

Update: per maggiori informazioni sulla tranquilla Los Angeles, ecco qui un link… ;-)

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