Sabato sera, alla discoteca
La famosa “sfera” di cristallo si sta cubizzando sempre di più, rendendo possibile quello che i matematici hanno rincorso per anni, senza peraltro raggiungerlo: la quadratura del cerchio, e in tre dimensioni, per di più.
Il cubo in questione è alto si e no un metro e una banana, è nero, e si trova esattamente sotto l’altoparlante principale, e molto vicino alla sfera a specchiettini appesa al soffitto (ogni tanto sogno di usare una di quelle sfere per specchiarmi mentre mi lavo i denti, sono proibito, un po’ come quello di zio Paperone che nuota nel denaro).
Sul cubo l’età media è più bassa del resto della pista (gioventù incosciente!), ma il tasso alcoolico aumenta a dismisura, a dispetto della necessità di mantenere un minimo grado di equilibrio, visto che una caduta da quella vertiginosa altezza comporta, oltre ad una salatissima parcella del dentista (dettagli), una miserevole figuraccia con la biondina che balla sotto (azz!!).
La serata passa, tra un commento sarcastico su chi ti balla accanto e un altro, finché non si accendono le luci, la magia della trance si infrange, passa la siglettina di chiusura, sottoforma di bis del tormentone del momento da parte del DJ impietosito dagli sguardi imploranti degli irriducibili, quelli che riescono a ballare persino con la rana pazza sul cellulare (e regolarmente si dimenticano di rispondere).
La biondina che ballava sotto il cubo non vi ha cagati di striscio per tutta la serata. Ma non era quello che contava. Con le orecchie fischianti per tutta la domenica, rivivi le ore sul cubo, e mestamente intoni: “I can’t wait, for the weekend to begin”.



Bravo Palla vecchio marpione!