iLondon


Probabilmente un londinese su dieci possiede un iPod. Le cuffiette bianche bordate di grigio sono popolari quasi quanto cravatte e colletti blu lo sono nella City, per il popolo di formiche che emergono dalla terra, dalle stazioni della metropolitana, in quelle profondità che fanno comprendere la superiorità di un podcast rispetto ad una radio FM.

Jungla urbana, un labirinto di casette di mattoni rossastri, quartieri dormitorio, condomini di soli monolocali da 30 metri quadri, bar di deli sandwich e buffet di cucina cinese, alternativa ai sacchetti di patatine con cui sfamarsi nella minuscola pausa pranzo, nelle torri di acciaio e vetro che riflettono i placidi edifici storici.

Non sembra un grande Monopoly vivente?

La città giocattolo che si muove persino su un sistema di ferrovia leggera, senza autista e comandato a distanza da un computer, come un treno lego…

La città che fa sorgere fantascientifici quartieri da zone prima degradate, fondando un nuovo impero commerciale sulla zona delle dockland, le banchine ormai dimenticate del vecchio porto fluviale, su cui fondava l’impero Britannico…

La città che ride di sè stessa…

La città che attrae frotte di turisti, che danno luogo alla più grande corsa ad ostacoli quotidiana, quando nell’ora di punta non si allineano a destra sulle scale mobili dell’underground

Canary Wharf si specchia sul Tamigi come fa il Big Ben, più a monte, in una spettacolare competizione tra storia e modernità, cultura e shopping, cadillac rosa e bus rossi.

Mi sta venendo voglia di tirare un dado… e se fosse un’Opportunità?

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